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In Cina mai dare nulla per scontato

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In Cina mai dare nulla per scontato

La mia azienda, Artelling, quest’anno ha organizzato due mostre su Leonardo da Vinci in Cina, portando ricostruzioni delle macchine da lui inventate e alcune riproduzioni di dipinti e disegni. È stata una bellissima esperienza, dal punto di vista professionale e umano, dove ho imparato una cosa fondamentale: in Cina, mai dare nulla per scontato. Le mostre sono state fatte a Shenyang e Dalian, nello Liaoning, una ricca provincia del nord-est.
La capitale, Shenyang, non è proprio come te l’aspetti: una serie infinita di grattacieli, viali alberati a sei corsie, ovunque macchine nuove (ma le bici dove sono?), marciapiedi pulitissimi, McDonald’s, pochissimi stranieri in giro. D’inverno è freddissimo, io ho trovato come minima -28 e come massima -10, così la gente va a farsi la passeggiata in immensi centri commerciali, modernissimi, iper riscaldati, uguali per prodotti e prezzi agli shopping mall americani. Per intercettare più visitatori, anche la nostra mostra era in un centro commerciale in centro città, dove occupava 1.600 mq, circa un decimo di un piano. Artelling ha un partner cinese, un’agenzia di comunicazione, che ci aveva assicurato di aver già definito tutto il progetto per l’allestimento della mostra. Quando siamo arrivati per sistemare gli oggetti da esporre, a 10 giorni dall’inaugurazione, abbiamo trovato uno spazio vuoto con le pareti divisorie ancora da costruire, il progetto era stato raccontato a voce all’impresa e, sorpresa delle sorprese, i carpentieri non avevano gli attrezzi (perché ci hanno spiegato che se chiedi carpentieri, ti arriva solo la mano d’opera). Così abbiamo passato due giorni in giro a comprare seghe, pennelli, vernici, luci, plexiglass. In compenso gli operai hanno lavorato anche di notte e, incredibile ma vero, hanno finito in tempo.

La gente in giro parlava poco l’inglese, così agli appuntamenti ci accompagnavano sempre alcuni ragazzi dell’agenzia di comunicazione, che avevano studiato in Europa e ci facevano da interpreti. Qualunque cosa proponessimo per la mostra, questi cinesi dicevano sempre di sì, ma poi le cose non succedevano; dopo qualche giorno e una bella dose di frustrazioni, ho capito che era una forma di gentilezza e che il sì andava tradotto “ho capito cosa vuoi, ne parlerò con il mio capo e poi lui deciderà cosa devo fare”. Il manager dell’agenzia mi ha raccontato che lo stipendio di un neolaureato era sui 700 euro al mese, ma che ora il personale era diventato più caro, perché era passata una legge che imponeva di pagare gli straordinari (!). Ma l’ambizione dei giovani è diventare imprenditori, tutti sembrano a caccia di affari e c’è un grand fermento di nuove aziende che nascono. Ogni sera cenavamo con il titolare dell’agenzia, che considerava un suo dovere di ospitalità intrattenerci, spesso invitando anche gli sponsor e personalità dell’amministrazione locale. Sorvolando sui rutti a tavola, cortese segno di apprezzamento del cibo (non scherzo), queste cene erano momenti fondamentali per fare affari, tra un bicchiere e l’altro. La legge sulla guida in stato di ebbrezza è severissima, così in città si è sviluppato un business di valet service a domicilio: chi beve alcol, a fine cena può chiedere via web di mandargli un autista, per guidare al suo posto fino a casa; di solito arriva un ragazzo con una biciclettina pieghevole (spesso universitari), che carica la bici nel portabagaglio, ti porta a casa e poi se ne torna con la sua bici.
A livello di comunicazione, la Cina è il regno del web e i cinesi sono sempre con lo smartphone in mano, con un’app per ogni cosa: fare shopping, prenotare il ristorante, comprare i biglietti del cinema, chiamare un taxi, ecc. Unico problema, il web che usano i cinesi è tutto diverso da quello che conosciamo noi. Qui il governo ha bloccato Google e tutto ciò che ci ruota attorno, così in Cina non ci sono Google, Gmail, Google Maps, ma nemmeno Facebook, Twitter, Dropbox, Instagram, WhatsApp, YouTube. Per le ricerche tutti usano Baidu, che è indicizzato in cinese e dà risultati miseri in inglese; come social domina WeChat, un mix di WhatsApp e Facebook. WeChat è usato assolutamente da tutti, teenager e impiegati, per divertirsi e per lavorare. In agenzia la gente, più che scriversi, si mandava dei brevi messaggi voce registrati; vedendo che la gente impiegava due giorni a leggere le mie email, mi sono adattata e ho installato anch’io WeChat (Weixin, come lo chiamano loro).

Per il capodanno cinese, che cadeva durante la nostra mostra, è tradizione regalarsi delle buste rosse con soldi; quest’anno la gente era letteralmente impazzita per una app con cui toccando su delle iconcine rosse sullo schermo del cellulare si potevano spedire e vincere alcuni spiccioli (in realtà era la campagna per promuovere il servizio di m-commerce di WeChat). In questa ricca città da 11 milioni di abitanti, l’offerta culturale è scarsa, quasi solo cinema, la nostra eramostra d'arte cinese l’unica mostra di questo inverno e comunque era costruita per essere un evento mass market. Uno dei claim della nostra campagna pubblicitaria più o meno diceva “stupisci la tua ragazza, non portarla al cinema, portare alla mostra su Leonardo”. Abbiamo avuto come media partner un gruppo che gestisce tv, radio, web e che ne ha fatto l’evento culturale dell’anno, con talk show dentro la mostra, eventi con personaggi tv, interviste. C’è un’idolatria per i personaggi famosi, le star di musica, cinema o tv sono seguite a livelli di fanatismo; così è fortissimo l’uso di testimonial e di product placement e un paio di persone mi hanno chiesto se anch’io avevo una certa bambolina portafortuna che in una serie tv cinese un italiano regalava alla protagonista cinese (ma chi ne ha mai sentito parlare…). Però, nonostante il martellamento pubblicitario, mi hanno riferito che in biglietteria qualcuno ha chiesto se Leonardo sarebbe venuto all’inaugurazione della mostra! mostra d'arte in cinaIl successo della mostra sono stati i laboratori per bambini.

La politica del figlio unico ha reso i bambini dei “piccoli imperatori” idolatrati dalla famiglia: ho visto in autobus una signora coi capelli brizzolati alzarsi per lasciare il posto a un ragazzino sui 10 anni. I bambini cinesi a scuola studiano chi è Leonardo e il partito ha mandato alle scuole di Shenyang una comunicazione, dicendo che la mostra aveva alto valore culturale e suggerendo di inserirla tra i compiti delle vacanze invernali. Nei laboratori abbiamo avuto un successo incredibile, perché i bambini hanno potuto dare una loro personale interpretazione di Leonardo. Nella gara di pittura hanno disegnato gioconde con gli occhi a mandorla e il ventaglio, ultime cene dove gli apostoli erano sostituiti dai personaggi dei cartoni animati cinesi, invenzioni di Leonardo per pulire l’aria inquinata. I piccoli ingegneri hanno fatto gare per chi ricostruiva più velocemente i poliedri disegnati da Leonardo o il suo ponte militare.. o gli origami. Leonardo è stato il genio ispiratore degli scienziati in erba, che hanno giocato con laboratori di chimica e di robotica (anche qui ci sono i nativi digitali!).
La tv ha girato alcune puntate della sua trasmissione per ragazzi dentro la mostra e ci ha fatto disegnare una linea di gadget ispirata a Leonardo da un famoso fumettista. I cinesi adorano l’Italia, i marchi top del lusso sono ovunque (a prezzi più alti che da noi), a Dalian c’è anche un concessionario Ferrari. In Cina c’è gente che di mestiere fa il personal shopper e va in Europa più volte l’anno per comprare borse, orologi, vestiti su commissione. Ma c’è un’idea un po’ confusa di cosa sia italiano: ci sono negozi di brand italiani di abbigliamento e di mobili mai sentiti nominare (Italian sounding?), al supermarket ho visto mozzarella made in Australia, su cioccolato e vino gira di tutto. I cinesi sono curiosi di prodotti italiani veri e nuovi, di marchi a prezzi abbordabili. Alle mostre tantissimi ci chiedevano prodotti italiani da comprare come souvenir, o se vendevamo Ferrero Rocher, di cui sono golosissimi… tra l’altro eravamo in centri commerciali con un sacco di gente in giro a fare shopping. Per le nostre prossime mostre, oltre a esportare arte e cultura italiana, avremo un negozio più grande e lo spazio bar e ristorante! Voi avete mai lavorato o sviluppato business in Cina?

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