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La civiltà di un paese si misura anche dal grado di digitalizzazione raggiunta

L'Italia e l'innovazione tecnologica. Il punto di vista di Luca Attias, commissario straordinario per l'attuazione dell'agenda digitale
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La civiltà di un paese si misura anche dal grado di digitalizzazione raggiunta

Il Team per la Trasformazione Digitale ha il compito di creare "il sistema operativo del Paese": dove ci troviamo in questo momento?

Stiamo registrando grandissimi progressi su quelle che noi definiamo “piattaforme abilitanti”, quei componenti necessari per la creazione del sistema operativo del Paese: dal nodo unico dei pagamenti pubblici pagoPA, che ha registrato una crescita del 433% in questi primi mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018, con un totale di 33.343.480 transazioni e che vedrà la nascita di una società dello Stato per svilupparla e diffonderla; ad ANPR, l’Anagrafe unica, che ha oggi al suo interno un terzo della popolazione italiana e per la quale è stato recentemente firmato il contratto che, per il secondo anno consecutivo, lega il Team Digitale al Ministero dell’Interno con l’obiettivo di completare il lavoro iniziato dalla fine del 2017 e favorirne la piena adozione entro il 2019.

Tecnologie abilitanti e piattaforme: come si può centrare l'obiettivo dell'accessibilità e della semplificazione?

Nella seconda metà dell’anno porteremo negli store IO, l’app dei servizi pubblici, il cui scopo è quello di offrire ai cittadini una app semplice da utilizzare sul proprio smartphone, dove far convergere progressivamente tutti i servizi digitali erogati da enti pubblici locali e centrali.

Basando il proprio funzionamento anche sulle potenzialità di alcune piattaforme abilitanti, in particolare pagoPA, ANPR e SPID, IO propone un nuovo modello per l’erogazione dei servizi pubblici che, prima ancora della tecnologia, mette al centro le persone e i loro bisogni. Se oggi il cittadino deve scoprire autonomamente dove e come usare i servizi digitali che ciascun ente eroga, identificando quale sito o app risponde alla propria esigenza, con IO basterà una sola applicazione che potrà essere usata da tutte le PA per contattare i cittadini: sarà l’ente stesso a preoccuparsi di avvisare attivamente il cittadino quando questi debba compiere qualche azione (ad esempio, pagare un tributo) oppure a inviargli il riepilogo di informazioni e documenti che potrebbero essere di suo interesse, attraverso messaggi personalizzati sulle specifiche esigenze dell’utente.

Lei è famoso per una frase che viene sempre riportata: "oggi come oggi la civiltà di un Paese si misura anche dal grado di digitalizzazione raggiunta". Noi a che punto siamo e dove possiamo arrivare in tempi ragionevoli?

Credo che la politica debba sforzarsi di comprendere il significato profondo di questa frase e le sue conseguenti implicazioni operative. La pervasività del digitale indica che ce ne dobbiamo occupare tutti, in tutti i settori e che, se gestito in modo sano e professionale, può aiutare a risolvere problemi strutturali e in qualche caso atavici. Per esempio analizzando la correlazione tra il DESI (Digital Economy and Society Index) e la classifica dei Paesi meno corrotti di Transparency International15, emerge come non solo la cultura della corruzione e della raccomandazione sarebbe significativamente ridotta con una maggiore penetrazione del digitale, ma come questa sia proprio il maggiore ostacolo alla digitalizzazione. Nel digitale può esserci la leva per il cambiamento, e credo che, finalmente, la

politica ne abbia capito l’importanza. Ne è dimostrazione la volontà di questo Governo di proseguire il lavoro iniziato da Diego Piacentini: questa è la prova che si sta diffondendo la consapevolezza che il digitale non ha e non deve avere colore politico.

Sbilanciarsi nel dire a che punto siamo e dove possiamo arrivare è difficile e sarebbe pretenzioso. La trasformazione digitale infatti non ha una fine, è in continua evoluzione.

Per far sì che il percorso continui, in ogni caso, è necessario partire dalla formazione, dalla scuola: se la scuola non sarà digitale, non avrà alcun futuro. Perché avvenga la costruzione di cittadini che sappiano vivere il digitale e utilizzare con spirito critico le tecnologie della società dell'informazione, è necessario partire proprio da qui.

Quali sono le sfide più complicate per trasformare la nostra PA e quali sono stati i maggiori successi di questi anni?

Gli ostacoli maggiori all’interno delle amministrazioni pubbliche sono la mancanza di competenze tecnologiche - in particolar modo, competenze digitali - e l’esistenza di norme e processi che ancora prima di essere digitalizzati andrebbero fortemente razionalizzati e semplificati. Inoltre, questa situazione si innesta in un contesto caratterizzato dall’assenza di una cultura dell’innovazione e da una resistenza al cambiamento generalizzata.

Per queste ragioni, il lavoro da fare a tutti i livelli è ancora molto; il solo intervento degli esperti del Team Digitale non può essere risolutivo e siamo lontani dal raggiungere i traguardi ambiziosi che ci siamo prefissati.

Tuttavia, essere riusciti ad aumentare la consapevolezza complessiva della politica sulla digitalizzazione e, soprattutto, a riattivare e accelerare sensibilmente la diffusione di progetti chiave come pagoPA e ANPR, anche grazie all'introduzione di strumenti innovativi e spazi di collaborazione aperti (Docs Italia, Developers Italia, Designers Italia...), conferma la bontà della strategia adottata fin qui, tracciando chiaramente la strada lungo la quale crediamo debba procedere spedita la trasformazione digitale della PA italiana.

Testo tratto dall’intervista di Gigi Beltrame a Luca Attias pubblicata su Digilosofia (Gigi Beltrame, Amazon).


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