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Come ripartiamo? La parola a Federagenti

Più sinergia e managerialità per voltare pagina
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Come ripartiamo? La parola a Federagenti

Stato dell’arte e ripresa di alcuni settori chiave dell’economia italiana: quali strade percorrere? Ne parliamo con i nostri partner contrattuali. Intervista ad Alessandro Santi, presidente Federagenti.

Come arriva il vostro settore alla fine del 2020?
«È inutile nascondere le difficoltà che anche il settore marittimo e portuale ha attraversato. In particolare, il traffico passeggeri e il comparto crocieristico sono stati colpiti a fondo, con danni che si sono ripercossi lungo l’intera filiera, incluse le agenzie marittime e le attività collegate all’accoglienza e a alla logistica dei passeggeri».

Cosa serve per ripartire?
«La campagna dei vaccini potrebbe rappresentare, anche psicologicamente, il momento di svolta, ridando fiducia al settore marittimo, consentendo la ripresa progressiva di attività importanti e al tempo stesso agevolando la soluzione di problemi diventati quasi cronici, quale quello relativo al cambio degli equipaggi e al rientro a casa di marittimi ormai da troppi mesi bloccati nel mondo».

Qual è il vostro ruolo come organizzazione di rappresentanza?
«Stiamo sostenendo tutti i nostri associati, reiterando le loro istanze anche in sedi istituzionali e di governo. Federagenti è stata molto attiva nei momenti positivi del mercato. Lo è a maggior ragione adesso, nel momento in cui è necessario rimboccarsi le maniche e trovare soluzioni che consentano di accelerare i tempi della ripresa».

Come possiamo fare sinergia per rilanciare il settore e l’economia?
«Il dialogo con altre associazioni imprenditoriali, e in particolare con i mondi della logistica, della produzione e della distribuzione, saranno la chiave di volta per uscire dalla crisi; parallelamente ci alleeremo con chiunque intenda esercitare pressione affinché le nuove infrastrutture, da troppi anni programmate e mai realizzate, entrino “in cantiere”».

Qual è il ruolo di managerialità e innovazione?
«Le nostre aziende, benché spesso familiari, hanno rivelato una propensione al cambiamento e alla diversificazione unica, frutto di una spiccata managerialità gestionale, capacità di relazioni internazionali e di una forte propensione all’innovazione. Conseguenza questa anche del rapporto e quindi delle “antenne” che le nostre imprese hanno sui mercati internazionali».

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