Economia

Innovazione

Innova Impresa: l'innovazione parte dai capoluoghi di provincia

Appuntamento il 16 e il 17 novembre all’Elmepe di Erba
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Innova Impresa: l'innovazione parte dai capoluoghi di provincia

Cosa significa innovare? Il termine ormai è cosi presente nella stampa nazionale e internazionale, nei dibattiti e nel gergo comune, che ha quasi perso di significato. Innovare è l’abilità di portare qualcosa di “nuovo” dentro un sistema. È difficile delimitare i confini di cosa sia innovativo e cosa non lo sia. Che si tratti di creazione virtuale (parliamo di contenuti) o fisica, la produzione di prodotti o servizi è fondamentale al concetto di innovazione. Nel concetto classico d’innovazione (la teoria delle 4 eliche) esistono 4 punti di riferimento.

  1. Lo stato: esso fornisce input, protezione (leggi, codici, patenti ecc.) e soldi per la ricerca.
  2. Le università, o comunque i centri di ricerca: usando i soldi dello stato producono pensiero puro, a cui si deve applicare lo sviluppo operativo di un’innovazione.
  3. Le industrie: che “mettono a terra” la ricerca e la rendono fruibile, grazie ai capitali privati e/o pubblici, per la società civile
  4. La società civile: che in modo conscio o inconscio valuta, valida e accetta (o rifiuta) le soluzioni prodotte.

Questi quattro elementi (assimilati alle eliche di un gigantesco Dna) sono inseriti in un ciclo continuo che fa sì che le 4 eliche, per quanto tra loro all’apparenza distanti, siano unite da sottili fili. Dove avviene tutto questo? Certamente i grandi centri urbani come Milano sono punti nevralgici. Ma se parliamo di produzione, test ed evoluzione dobbiamo guardare alle province. Lo spazio fisico per produrre implica una soluzione amplia, che, detto in modo semplice, le città, con il loro costo per metro quadrato, difficilmente possono offrire. Sono le città di provincia, come Como, Lecco, Monza Brianza (solo per citarne alcune) che con una lunga tradizione manifatturiera e grandi spazi per localizzare impianti di manifattura, logistica ecc. possono essere il vero motore operativo dell’innovazione concreta.

Il Salone dell’Innovazione: un confronto tra le Pmi
Con queste premesse arriviamo all’evento che, nella sua visione pratica e operativa, rappresenta l’essenza di questo continuo processo di innovazione. Giunto ormai al secondo anno, Innova impresa (il Salone dell’innovazione che ha luogo il 16 e 17 novembre all’Elmepe di Erba) è un salone operativo che permette alle Pmi di confrontarsi tra loro, valutare nuovi macchinari e software. Innova Impresa non si limita alla semplice rappresentanza di prodotti. Ampio spazio è dedicato alla formazione, con una serie di workshop pratici strutturati per far convergere quelle eliche sopra menzionate. Dai rappresentanti della ricerca come le università, alle confederazioni come le camere di commercio, passando ai casi storici delle singole aziende. Sul tema formazione e industria 4.0 una posizione simile arriva anche da Bonometti, presidente Confindustria Lombardia.“Siamo in una fase in cui le imprese fanno fatica a reperire profili tecnici sul mercato a causa del disallineamento cronico tra domanda e offerta di lavoro”, spiega Bonomelli “scompaiono una serie di figure professionali e ne stanno nascendo di nuove, e ad oggi è difficile prevedere i profili che saranno richiesti dalle aziende tra 10 anni. Gli investimenti sul capitale umano sono strategici e lungimiranti per un paese che stenta a crescere”, conclude Bonometti.

Un'evoluzione industriale?
L’aspetto che risulta fondamentale nel tessuto delle Pmi è far comprendere che, in verità non si sta parlando di rivoluzione industriale. Il termine più corretto è evoluzione. Dove la rivoluzione di solito richiama scene di violenza, il radere al suolo il vecchio per far spazio al nuovo, qui parliamo di un’importante evoluzione. Non è necessario licenziare persone ma formarle. Far convergere le competenze acquisite, nel tempo da operai e manager verso le nuove tecnologie. Sia che si parli di formazione per la forza vendita o per la manifattura, l’industria 4.0 rappresenta un’opportunità per tutte le Pmi. I vantaggi che questa porta, dalla creazione personalizzata di oggetti su misura del singolo cliente alla rapidità di preventivazione, è una spinta per l’intero mondo delle Pmi italiane. In quest’ottica è importante che avvenga un’integrazione di tutta la filiera. Le grandi aziende stanno già adottando con successo i soluzioni digitali. Tuttavia è bene considerare che, per l’efficienza di un’intera filiera, è necessario che ogni ruota del meccanismo vada alla stessa velocità. Per semplificare è come se in un’autostrada dove ci sono solo Ferrari (o scegliere una macchina affine ai vostri gusti) che vanno a 300 all’ora ce ne siano 2.500 che vanno a 90 km l’ora. Nulla di male, ma rischiano di intasare il flusso e creare traffico. Sia ben chiaro, questo esempio è molto semplificato, ma la velocità di produzione e gestione ordini diventerà sempre più modulare e veloce. Qualunque fornitore di una filiera (dalla meccanica al settore alimentare) che non si allinea rischia di restare indietro e, cosa più importante, essere svantaggiato rispetto a competitor che si sono allineati.

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