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Giornate FAI d'autunno: a tu per tu con Angelo Maramai

L'opinione del direttore del Fondo per l'Ambiente Italiano in occasione dell'appuntamento d'ottobre
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Giornate FAI d'autunno: a tu per tu con Angelo Maramai

Quali risultati vi attendete dalle Giornate FAI d’autunno 2019?

Crediamo molto nella forza divulgativa e di promozione del patrimonio storico e artistico di questo grande evento ed in particolare di questa edizione - la cui progettazione è nelle mani dei giovani del Fai e che è dedicata all’Infinito di Leopardi – e ci aspettiamo di raggiungere le 24 mila iscrizioni.

Un weekend dedicato alla bellezza, con 700 luoghi aperti al pubblico: quali saranno le novità e le “chicche” dell’edizione di quest’anno?

Le proposte dei giovani sono state veramente tante ed innovative per cui apriremo non solo luoghi del patrimonio artistico italiano ma anche luoghi sorprendenti ed innovativi (ad esempio la Fabbrica di Organi Ruffatti in Provincia di Padova, la Fabbrica Lucchesi a Prato e la Caserma Bergia a Bari).

Le giornate FAI rappresentano un modo per promuovere l’Italia e il talento italiano nel nostro paese e nel mondo: quali sono le strategie di comunicazione e marketing più innovative che avete adottato negli ultimi anni?

Il patrimonio storico e artistico appartiene a tutti noi italiani e per questo motivo abbiamo necessità di raggiungere sempre più ampie fette di popolazione attraverso media di larga portata. Per questo motivo negli ultimi anni abbiamo puntato molto sui media radio/televisivi e sui social media che sicuramente sono un modo diretto ed innovativo per comunicare con tutti.

Colpiscono sempre il prezioso contributo e la passione del vostro “esercito di volontari”: da direttore FAI, cosa si sente di dire a tutti coloro che dedicano il loro tempo ad accompagnare i visitatori alla scoperta dei nostri tesori più o meno conosciuti?

Prima di tutto un grazie profondo e sentito per il loro amore per il Paese e per lo sforzo di grande valore sociale che riescono a mettere in campo.

I beni culturali hanno fame di manager e di gestione manageriale? Cosa si dovrebbe fare per favorire la managerialità nell’arte e nella cultura in Italia?

Recenti dati raccolti da Boston Consulting Group, e divulgati per conto del MiBAC, dimostrano che i 32 musei resi autonomi dopo la recente riforma del Ministero per i Beni Culturali hanno sviluppato enormemente la loro capacità attrattiva e di sviluppo delle sensibilità culturali. Personalmente penso che questo sia una importante dimostrazione di quanto la managerialità possa essere utile a fare sistema nel nostro Paese.

Il patrimonio artistico e culturale italiano dovrebbe essere maggiormente valorizzato e al centro di una precisa strategia a livello di Paese? In che modo?

Il nostro patrimonio culturale è sicuramente uno straordinario “attrattore” in termini di sviluppo turistico e di crescita economica dell’indotto. Pur nel primario rispetto delle indispensabili esigenze di tutela e conservazione, credo si debba prestare sempre maggiore attenzione alle prospettive di valorizzazione e di promozione del nostro patrimonio storico artistico.


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