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Pnrr: dove vanno i fondi?

Un’inedita analisi sull’allocazione dei fondi del Pnrr nei vari settori economici secondo l'ultimo Rapporto dell'Osservatorio del Terziario Manageritalia
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Pnrr: dove vanno i fondi?

L’ultimo Rapporto dell’Osservatorio del Terziario Manageritalia presenta un’inedita analisi sull’allocazione dei fondi del Pnrr nei vari settori economici. Da un estratto dell’analisi interessanti considerazioni per utilizzare al meglio questi stimoli per la crescita dell’economia, dei settori, dei territori e delle singole aziende

La ripresa dell’economia italiana nel 2021, come testimonia anche la prima parte del Report, è su un sentiero di crescita decisamente più sostenuto di quanto atteso. Diventa quindi fondamentale capire quale potenzialità ha il Pnrr per il rilancio del nostro Paese e dei vari settori produttivi.

In questo Rapporto presentiamo un’analisi dell’allocazione per settore delle risorse del Recovery and Resilience Fund (Rrf), finalizzata all’individuazione dei settori a cui sono destinate inizialmente tali risorse. In linea con le indicazioni della Commissione Europea sull’ammissibilità nel Pnrr solo di investimenti ma non di spesa corrente o di riduzione della tassazione, abbiamo utilizzato l’intero ammontare di risorse contenute nel Recovery and Resilience Facility, che ammontano a 191,5 miliardi.

L’analisi si svolge in due fasi. La prima quantifica l’allocazione immediata delle risorse ai settori, la seconda fase considera la “necessaria” distribuzione alle filiere di riferimento per ogni settore delle risorse allocate nella prima fase. In altri termini, l’analisi qui presentata non intende quantificare l’impatto economico complessivo del Pnrr. Si tratta invece di una quantificazione del fatturato inizialmente destinato a ogni settore, o come percipiente iniziale dei contratti relativi agli investimenti o come facente parte della catena dei fornitori. Quanto di questo fatturato verrà suddiviso tra i fattori capitale e lavoro e quanto valore aggiunto sarà creato esula dallo scopo dell’analisi.

Nella quantificazione dell’allocazione diretta (prima fase) spicca la quota allocata al settore Costruzioni: oltre il 40% del totale dei fondi resi disponibili dal Piano (81,2 miliardi di euro) transitano in prima battuta da questo settore. Come secondo destinatario degli investimenti troviamo la Manifattura, a cui viene allocato circa il 16% delle risorse (30,9 miliardi). Le risorse rimanenti sono distribuite per lo più nei vari comparti dei servizi, a cui viene assegnato circa il 36% degli investimenti. Ne risulta quindi una allocazione minoritaria al settore Terziario e la prevalenza dei settori di Costruzioni e Manifattura, peraltro dettata implicitamente dai vincoli Ngeu.

L’allocazione prevalente al settore Costruzioni potrebbe creare un rischio di sovraffollamento di progetti, sia nel comparto residenziale che in quello infrastrutturale. Il cronoprogramma del Ministero Infrastrutture e Mobilità Sostenibili (Mims) tende a smorzare questo rischio, prevedendo scadenze “allungate”. Tuttavia, anche se distribuito su alcuni anni, un ammontare di risorse pari a 81,2 miliardi in progetti da gestire (con relativi percorsi autorizzativi e identificazione dei migliori fornitori) potrebbe determinare un surriscaldamento del settore.

Il settore Costruzioni in realtà non beneficerà di tutte le risorse ad esso destinate, dato che dovrà procedere all’acquisto di materiali per l’effettuazione dei progetti e rappresentando quindi un settore di “transito” delle risorse. Utilizzando le tavole I/O abbiamo effettuato una stima di massima dell’allocazione indiretta degli investimenti, dalla quale risulta una forte attenuazione della quota afferente alle Costruzioni (da 42% a 16%) e un aumento considerevole della quota della Manifattura (dal 16% al 28%). Il settore dei Servizi nel complesso guadagna 11,9 punti percentuali di investimenti, passando ad una quota del 47,8%.

Nel complesso ne risulta un’allocazione di risorse che non riflette il peso sul Pil del valore aggiunto annuale dei vari macrosettori (rispettivamente 16% per la Manifattura, 4,5% per le Costruzioni, 74,3% per il Terziario), con uno squilibrio a favore dei settori industriali che riflette i vincoli e la visione “industrialista” del Ngeu europeo.

Allocazione diretta e indiretta

L’analisi dell’allocazione diretta dei fondi fa emergere alcuni fatti rilevanti sulla struttura dei finanziamenti del Pnrr; in particolare, un’allocazione minoritaria al settore terziario e la prevalenza dei settori di Costruzioni e Manifattura, peraltro dettata implicitamente dai vincoli Ngeu:

1. la quota di risorse del Piano riservata ai servizi (circa il 40%) appare significativamente inferiore alla quota del terziario sul Pil (quasi il 75%), il che suggerisce una sottorappresentazione effettiva;

2. l’allocazione prevalente al settore Costruzioni potrebbe creare un rischio di sovraffollamento di progetti, sia nel comparto residenziale che in quello infrastrutturale. Il cronoprogramma del Ministero Infrastrutture e Mobilità Sostenibili (Mims) tende a smorzare questo rischio, prevedendo scadenze “allungate”. Tuttavia, anche se distribuito su alcuni anni, un ammontare di risorse pari a 81,2 miliardi da gestire potrebbe determinare un surriscaldamento del settore già a partire dal 2022;

3. la gestione di ogni progetto (e in aggregato degli 81,2 miliardi) richiede un percorso autorizzativo tipicamente complesso (anche se fosse semplificato dalla specifica riforma) e l’identificazione dei migliori fornitori su tutto l’arco delle filiere di input (cemento, materiali plastici, vetro, acciaio ecc.). Non a caso anche il Cresme (società specializzata nell’analisi del settore Costruzioni) parlando di “sfida per saper cogliere il momento favorevole” si pone la domanda se il settore sia pronto “a cogliere “l’economic momentum” con le modalità giuste;

4. il settore Costruzioni in realtà non beneficerà di tutte le risorse ad esso destinate, dato che dovrà procedere all’acquisto di materiali per l’effettuazione dei progetti e rappresentando quindi un settore di “transito” delle risorse. La marcata prevalenza del settore delle Costruzioni va considerata tenendo a mente che di buona parte dei progetti indirizzati a questo settore beneficeranno altri settori immediatamente dopo la loro contrattualizzazione da parte di una impresa di Costruzioni. A questo proposito, può rivelarsi utile l’esercizio di analisi input-output che segue.

Facciamo un confronto tra allocazione diretta e indiretta

La panoramica dell'allocazione diretta di risorse del Pnrr ai vari settori NACE può essere arricchita considerando le relazioni che intercorrono nelle filiere dei vari settori. Questo obiettivo è raggiunto attraverso l’analisi input-output e l’utilizzo dei coefficienti diretti della relativa matrice per arrivare all'allocazione indiretta. 



L’utilizzo di questa metodologia attenua la forte prevalenza del settore delle Costruzioni, che passa dal circa 42% al 15%. In concomitanza con questa riduzione c’è un aumento considerevole dell’Attività Manifatturiera, che si attesta post analisi input-output al circa 28% delle risorse del piano. Queste due variazioni di senso opposto sono tra loro collegate dalla percentuale di input necessari al settore Costruzioni nel processo produttivo. La percentuale di investimento che dalle Costruzioni viene spesa in Attività Manifattura ammonta, come riportato nella matrice in appendice, al 27%.

Escludendo i settori di Costruzioni e Attività Manifatturiera, quelli con la variazione positiva più alta in punti percentuali sono il Commercio, con una variazione di 5,29, le Attività Amministrative, con il 4,35 e le Attività Professionali, con il 3,65. Le variazioni negative maggiori sono nei settori di Istruzione, con -6,16 punti, Sanità con -4,19 e Amministrazione Pubblica, con -3,25. La variazione negativa di questi settori è giustificata dalla loro natura produttiva, dall’analisi input output è risultato evidente che questi sono settori con alte percentuali di acquisti extra settoriali e con un basso coefficiente di ritenzione.

Il settore dei Servizi nel complesso guadagna circa 12 punti percentuali di investimenti, passando a una quota del 47,8%. Questo risultato dimostra come i servizi risultano essere una componente necessaria nel processo produttivo degli altri macro-settori.

Vedi il Report integrale dell’Osservatorio Terziario Manageritalia.


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