Economia

Mercati

Covid-19: in attesa del Generale Estate

Siamo in guerra! Il coronavirus è il nostro nemico comune. La pandemia che il mondo sta affrontando sta dando un profilo diverso alla normalità della vita di tutti noi. In attesa del caldo, che si spera possa rallentarne la diffusione, ci chiediamo: cosa succederà una volta cessata l’emergenza? Come reagiranno i mercati finanziari? Quale sarà il dazio finale pagato dall’economia?
Print
Covid-19: in attesa del Generale Estate

NELLE CAMPAGNE MILITARI COMBATTUTE IN RUSSIA, il rigore dell’inverno ha sempre giocato un ruolo attivo, in almeno due occasioni si è rivelato un formidabile alleato dell’esercito dei difensori. Il primo a parlare del “Generale Inverno” e del suo contributo alle battaglie nella sconfinata pianura russa fu il Maresciallo di Napoleone Michel Ney. Dopo la rovinosa campagna verso Mosca, nel 1812 scrisse che l’esercito francese fu sconfitto “più che dalle pallottole russe, dal Generale Fame e dal Generale Inverno”. Circa centotrent’anni dopo, il rigoroso inverno russo tornò in aiuto alle truppe sovietiche nella resistenza alle armate tedesche, che con i veloci carri armati erano riuscite ad avanzare in profondità. Il gelo fermò quell’attacco che sembrava inarrestabile e bloccò la VI Armata nella sacca di Stalingrado.

Il nemico comune: coronavirus
Oggi il mondo è di nuovo in guerra, una vera e propria guerra mondiale contro la pandemia di Covid-19. Mentre si dispongono rigide misure per contenere il contagio, si aspetta con fiducia anche il soccorso del “Generale Estate”: il caldo dovrebbe avere effetti esiziali sul COV-SARS-2, il virus che dalla lontana provincia di Hubei si è esteso in Europa e nel resto del mondo. La pandemia sta dando un profilo diverso alla normalità della vita di tutti noi, ci si interroga su come sarà la normalità una volta cessata l’emergenza. Il coronavirus circonfonde di incertezza il tempo presente e il prossimo futuro, possiamo però riconoscere con sicurezza che la pandemia ha messo la parola fine al lunghissimo ciclo espansivo avviato nel 2009, costituisce una cesura che chiude la fase espansiva più lunga della storia recente e apre un capitolo del tutto nuovo e diverso.

La paura dei mercati finanziari
È accaduto tutto tra venerdì 6 e domenica 15 marzo, la settimana che ha cambiato il profilo dei mercati finanziari. Venerdì 6 marzo la crisi tra Riad e Mosca sui tagli alla produzione del greggio fa precipitare il prezzo del petrolio. Il crollo del greggio è la scintilla che scatena l’incendio in una foresta facilmente infiammabile, ricca di legname secco: la crescita globale al di sotto della media di lungo termine, tassi di interesse schiacciati al pavimento, assenza di inflazione. L’apertura pesantemente negativa delle borse mondiali di lunedì 9 è stata una risposta efficiente, il mercato riconosceva la vulnerabilità dell’organismo economico nel quale si era insinuato, letteralmente, il coronavirus. Mercoledì 11 la Bank of England segue la Federal Reserve e taglia i tassi di mezzo punto, in Italia aumenta la severità delle misure di restrizione della mobilità, l’allarme sanitario si estende al resto d’Europa e agli Stati Uniti.

La Bce delude i mercati, Piazza affari affonda
È questo il contesto in cui, giovedì 12 marzo, si svolge la riunione del board della Banca centrale europea. Si ha una sola occasione per fare una buona prima impressione e nella conferenza stampa di giovedì 12 Christine Lagarde l’ha clamorosamente mancata. Se il crollo del 30% del prezzo del petrolio – non accadeva dal 1991 – è stata la scintilla, la gaffe della presidente della Bce è stata il vento che ha alimentato e amplificato l’incendio. La borsa italiana si avvita a -17%, la peggiore giornata della sua storia, gli spread si allargano. Il grave errore di comunicazione distoglie l’attenzione dal pacchetto di misure adottate che pure va nella giusta direzione, quella di evitare una crisi finanziaria e di alleviare le difficoltà delle imprese e delle famiglie, intrappolate tra le scadenze degli impegni finanziari da una parte e l’interruzione dei flussi dei ricavi dall’altra.

Nuova mossa Fed: tassi a zero
Domenica 15 marzo, la Fed interviene a sorpresa per la seconda volta e porta i tassi a zero, concertando con le principali banche centrali una poderosa immissione di liquidità nel sistema. Ma questa volta, a dispetto delle parole di Powell “non è panico ma una risposta ragionevole alla crisi”, la reazione dei mercati è profondamente negativa, come se non credessero più al tocco taumaturgico dei banchieri centrali. Dopo oltre dieci anni di interventismo, i mercati si sono assuefatti alle azioni delle banche centrali, hanno coltivato una sorta di attesa fideistica nei banchieri centrali, proprio come nel Medioevo si credeva al potere miracoloso del re, capace di sanare con il solo tocco delle mani gli ammalati di scrofola, un’infiammazione delle ghiandole linfatiche particolarmente diffusa in Europa tra l’XI e il XVIII secolo. Dalla crisi del 2008 in poi, le banche centrali sono state prodighe nel fornire ampia liquidità al sistema, nel tempo gli operatori si sono assuefatti al salvataggio operato dalle banche centrali. Ma quella del 2008 fu una crisi finanziaria, originata nei problemi di liquidità degli istituti di credito (in qualche caso anche di solvibilità!).

La responsabilità dei governi
Oggi invece la natura della crisi è extra economica. I lockdown, che dopo Cina e Italia stanno adottando anche altri paesi, sono veri e propri shock sull’offerta. L’emergenza sanitaria costringe le fabbriche e le attività economiche all’interruzione o al rallentamento della produzione e delle spedizioni, condizioni che tassi di sconto più favorevoli non possono cambiare! Non è responsabilità della politica monetaria ma dei governi e delle scelte di politica economica assicurare la continuità della produzione e della logistica, la difesa dei redditi, la protezione del lavoro. Per questi obiettivi gli strumenti monetari sono armi spuntate, utili semmai a evitare l’avvitamento in una crisi finanziaria.

Servono misure di politica fiscale
Il coronavirus è la quintessenza dell’incertezza radicale, vola veloce di bocca in bocca come la notizia un po’ originale di Bocca di Rosa, ma è molto più subdolo e pericoloso. Non sappiamo quanto potrà durare ancora questo tempo sospeso e quale sarà il dazio finale pagato dall’economia, ma sappiamo che sarà pesante, per questo le misure di politica fiscale sono particolarmente urgenti. L'OECD stima una diminuzione a 2,4%, da 2,9%, ma se la pandemia non verrà riportata sotto controllo il rallentamento potrebbe essere peggiore.

La reazione dei mercati finanziari
I mercati finanziari hanno reagito con storni violenti dando prova di efficienza: hanno realizzato gli effetti che i lockdown avranno sull’economia globale, la minore efficacia delle politiche monetarie, le conseguenze che le misure a sostegno dei redditi avranno sulle pubbliche finanze dei paesi più indebitati. Non c’è fretta nell’esercitarsi nel “buy the dip”, acquistare sui crolli, i prossimi mesi resteranno volatili, tutto dipenderà dal contenimento dell’epidemia. Gli antidoti degli investitori contro le crisi dei mercati sono sempre gli stessi, diversificazione, pazienza e flessibilità. Il grande investitore Jack Bogle ha detto con chiarezza quali siano “gli eterni principi dell’investimento che la tecnologia non può cambiare: il tempo è tuo alleato, l’impulsività tua nemica… se non sei sicuro diversifica, investi per il lungo termine, mantieni la rotta”.

In conclusione, stiamo vivendo un assestamento, usciamo dalla lunga fase espansiva ed entriamo in una nuova storia le cui caratteristiche sono legate alla capacità di contenere e arrestare la pandemia. In attesa dell’aiuto del Generale Estate.

Importanti avvertenze legali - I dati esposti in questo documento hanno unicamente scopo informativo e non costituiscono una consulenza in materia di investimenti. Le opinioni e valutazioni contenute in questo documento possono cambiare e riflettono il punto di vista di GAM nell’attuale situazione congiunturale. Non si assume alcuna responsabilità in quanto all’esattezza e alla completezza dei dati. La performance passata non è un indicatore dell’andamento attuale o futuro.

ALTRI ARTICOLI di Economia