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Csr: a Bologna il 5° Convegno internazionale

Le politiche di sostenibilità diventano elemento decisivo per lo sviluppo delle aziende. Special guest dell'incontro il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti
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Il bilancio integrato, ovvero il valore strategico delle informazioni non finanziarie in azienda, è stato il tema centrale del quinto Convegno internazionale sulla Corporate social responsibility che, ormai dal 2011, vede collaborare Italia e Spagna su un tema che è sempre più d’attualità.
Il convegno si è tenuto il 25 novembre scorso e questa volta è stata Bologna ad ospitare la delegazione spagnola in visita, visto che come consuetudine lo scambio prevede che l’evento si svolga un anno in Italia e uno in Spagna.
Dunque una giornata molta intensa che ha visto alternarsi personaggi accademici e rappresentanti di aziende di entrambe le nazionalità per portare esempi virtuosi o discutere in tavole rotonde dell’importanza della rendicontazione non finanziaria e degli strumenti per comunicare la sostenibilità. Special guest della giornata il ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare Gian Luca Galletti, che ha chiuso l’incontro contestualizzando l’impegno dei manager e delle aziende in un mondo che a livello ambientale non potrà mai avere confini né frontiere: tutti siamo responsabili allo stesso modo e tutti ne subiamo effetti positivi e negativi allo stesso modo.
L’evento è stato organizzato con il patrocinio di Manageritalia, Fondazione Alma Mater e Università Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Associazione Italiana analisti e consulenti finanziari e Prioritalia.

Un impegno sempre più attuale
Come ben riassunto a fine giornata dal ministro Galletti, le politiche di sostenibilità, siano esse ambientali, sociali o di governance, diventano elemento decisivo per lo sviluppo delle aziende e i manager hanno un ruolo chiave in questo processo. Il passaggio che ci sta vedendo protagonisti dall’economia lineare all’economia circolare sarà infatti la grande sfida sulla quale si giocherà la partita della competitività delle aziende in futuro.
A conferma di queste argomentazioni ci viene incontro uno studio Nielsen che ha coinvolto 30mila consumatori in 60 paesi, secondo cui nel 2015 il 66% dei consumatori mondiali era disposto a pagare di più per prodotti e servizi di aziende che si impegnano ad avere un positivo impatto sociale e ambientale. Un notevole incremento, visto che lo stesso dato nel 2013, appena due anni prima, era del 50%.
Il dato accresce rapidamente probabilmente anche perché la sostenibilità è generazionale: infatti un altro dato del 2014 del medesimo studio ci dice che il 51% dei millenials dice di guardare  il packaging del prodotto alla ricerca di informazioni sulla sostenibilità prima di procedere nell’acquisto. È chiaro che più questi ragazzi crescono più vanno a infoltire considerevolmente le fila dei novelli (e più coscienziosi) consumatori!
Sempre l’indagine Nielsen ci svela che tra i vari fattori correlati alla sostenibilità che influenzano l’acquisto di un prodotto ce ne sono due in particolare che vedono una significativa differenza tra i rispondenti in generale e quelli che già avevano affermato di essere disposti a pagare di più per prodotti di aziende che strizzano l’occhio alla Csr.
Davanti al fattore d’acquisto “il prodotto è di un’azienda nota per essere eco-friendly” lo acquista il 45% dei consumatori globali contro il 58% dei consumatori disposti a pagare di più; allo stesso modo davanti al fattore d’acquisto “il prodotto è di un’azienda nota per il suo impegno nel sociale” lo acquista il 43% dei consumatori globali contro il 56% dei consumatori disposti a pagare di più per avere comunque quel prodotto.
Gli altri drivers d’acquisto non si discostano così tanto tra le due tipologie di consumatori, forse perché vanno a incidere maggiormente sul consumatore in sé e sulla sua esperienza di consumo (“il prodotto è noto per i suoi benefici salutistici, il prodotto è fatto con materiale naturale o organico, l’azienda che lo produce si impegna in prima linea nella mia comunità/a livello locale…”).

E i manager?
Tema specifico del convegno era proprio il ventaglio di strumenti per la rendicontazione non finanziaria, dal rating sociale al bilancio di sostenibilità a quello integrato. Ma quanto sono preparati e consapevoli i manager italiani? Secondo un’indagine di Manageritalia effettuata su un campione di 1.500 dirigenti nel 2015 solo il 19% era a conoscenza della direttiva europea n. 95/2014 sulla comunicazione delle informazioni non finanziarie che doveva essere recepita entro il 1° gennaio 2017. Sempre nel 2015 questi erano i settori ritenuti più importanti tra quelli indicati dalla direttiva: lotta alla corruzione attiva e passiva (59%), informazioni sociali (17%), informazioni sul rispetto dei diritti umani (10%) e informazioni ambientali (7%).

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