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Proposte Manageritalia: l’opinione di Walter Rizzetto (Fratelli d’Italia)

Il commento dell’On. Walter Rizzetto, componente della commissione Lavoro Camera dei deputati (Fratelli d’Italia), al documento che riporta le nostre priorità sui temi fisco, lavoro, parità di genere, previdenza e giovani
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Proposte Manageritalia: l’opinione di Walter Rizzetto (Fratelli d’Italia)

In seguito alla pubblicazione del documento con le proposte di Manageritalia su fisco, lavoro, parità di genere, previdenza e giovani, riportiamo l’opinione dell’On. Walter Rizzetto, componente della commissione Lavoro Camera dei deputati (Fratelli d’Italia).

«Fratelli d’Italia vuole dare un nuovo impulso all’agenda politica per superare le sfide dell’attuale fase storica che vede il nostro Paese alle prese con le conseguenze di emergenze di portata eccezionale, che vanno dalla pandemia al conflitto in Ucraina. L’impatto di questi eventi sul nostro sistema è stato particolarmente duro nei confronti di persone, famiglie e imprese, anche a fronte delle già persistenti problematiche che lo attanagliano su questioni cruciali: dall’occupazione al fisco, dalla burocrazia ai tempi della giustizia.

In questo scenario, le istituzioni sono chiamate a un inedito sforzo di rinnovo delle loro azioni, per dare nuovo corso alle dinamiche della crescita e dello sviluppo. E in tal senso rilanciare il lavoro e rafforzare il welfare restano, per noi, le vere sfide che dovremo affrontare come decisori politici.

Da quasi dieci anni faccio parte della commissione lavoro alla Camera e mi sono adoperato per contrastare quella linea di governo che ha sacrificato le politiche attive del lavoro per favorire un modello assistenziale, che rende i cittadini dipendenti dallo Stato e che ha portato a un mercato del lavoro fragile e stagnante che sconta l’assenza di riforme strutturali.

Salari bassi, disoccupazione giovanile e femminile ai massimi livelli, percentuale di neet fra le più alte delle economie occidentali, annosa difficoltà di far incontrare domanda e offerta di lavoro: sono queste le problematiche a cui bisogna dare quelle soluzioni che non hanno saputo offrire i governi che si sono succeduti per un’evidente incapacità di riuscire a identificare le vere esigenze di cittadini e imprese.

In assenza di un piano strategico lungimirante per il lavoro, si è voluto insistere con misure spot che non hanno agito alla radice dei problemi, risolvendosi in pannicelli caldi che hanno creato solo debito aggiuntivo destinato a pesare sulle future generazioni.

A fronte di questa situazione, ritengo che le priorità di intervento intercettate da Manageritalia e le proposte che ha avanzato su lavoro, fisco, parità di genere e pensioni trovino accordo con la nostra visione, che si propone di attuare un programma di riforme virtuose per eliminare gli ostacoli esistenti alla realizzazione lavorativa delle persone, alla produttività e alla crescita.

Come coglie Manageritalia, un piano per difendere e rilanciare il lavoro non può prescindere da iniziative che consentano di abbattere gli oneri fiscali ad esso collegati. Si tratta di misure che nel medio-lungo periodo diventerebbero strutturali attraverso il rilancio delle politiche attive del lavoro – avvalendosi di una rete di soggetti sia pubblici che privati – e il sostegno al tessuto imprenditoriale con adeguati incentivi, per incrementare l’occupazione. Solo ampliando la platea dei lavoratori, e quindi dei contribuenti, verrà ad essere sostenibile nel tempo un congruo taglio della percentuale impositiva che rappresenta ossigeno anche per l’aumento degli stipendi.

Intervenire sul fisco significa anche semplificare un apparato ad oggi troppo complesso e, nondimeno, contrastare i fenomeni di evasione fiscale per recuperare risorse e far sì che la tassazione sia realmente equa e proporzionata.

In primo piano c’è anche la necessità di creare le condizioni affinché il nostro mercato del lavoro sia più inclusivo, introducendo strumenti che favoriscano l’accesso dei giovani e delle donne, oltre a garantire, anche attraverso misure di controllo, una reale parità salariale e l’assenza di ogni altra discriminazione tra lavoratori e lavoratrici.

Nell’ambito di questa nuova svolta delle politiche del lavoro, va riconosciuto un ruolo essenziale ai percorsi formativi, per andare incontro alle esigenze del mercato e delle imprese e agevolare la ricollocazione di chi cerca lavoro.

Sul punto, trovo condivisibile l’esigenza espressa da Manageritalia che siffatte politiche pubbliche per la formazione e i servizi di outplacement debbano rivolgersi anche ai dirigenti, sia per tutelare una categoria che è rimasta esclusa da forme specifiche di protezione sia per non disperdere un bacino di importanti competenze.

E del resto, anche nell’attuare gli ammortizzatori sociali, la pandemia ci ha mostrato quanto debbano essere superate le rigide distinzioni tra lavoratori subordinati, professionisti e autonomi per ripensare a iniziative che possano consentire la tutela di tutti, in presenza di crisi che impattano sull’occupazione e sulla produzione.

Ulteriore punto di accordo con Manageritalia lo ritrovo nella necessità di attuare una riforma seria e stabile sulla previdenza. Il drastico aumento dei tempi per andare in pensione si è rivelato troppo gravoso per i cittadini, determinando una forte esigenza di misure alternative volte a riconoscere una maggiore flessibilità in uscita. Ma è evidente che qualunque intervento in materia debba garantire la sostenibilità del sistema, che resta legato al rapporto tra lavoratori attivi e pensionati. Al riguardo, infatti, ho presentato una proposta di legge che introduce un sistema di uscita flessibile dal mercato del lavoro, attraverso un meccanismo che prevede di anticipare la pensione applicando delle ragionevoli diminuzioni dell’assegno previdenziale che assicurino un importo dignitoso, senza però aggravare la spesa pubblica.

È dunque il tempo che la politica risponda a queste priorità, che sono essenziali per il benessere delle persone e delle imprese. Il coinvolgimento delle parti sociali sarà fondamentale in questo percorso di rinnovamento, per adeguare il sistema Italia ai cambiamenti irreversibili che ha subito la società in questi anni di emergenze e crisi che sono ancora in corso».

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