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Ho provato il robot bar di Milano: ecco come è andata

5 punti di forza della robotica applicata nel campo della ristorazione
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Ho provato il robot bar di Milano: ecco come è andata

La ristorazione è uno dei terreni più promettenti di applicazione della robotica. Solo in Italia si contano già diversi esempi, tra cui NEPO, il robot collaborativo che spilla birre Baladin all’aeroporto di Torino Caselle, e Makr Shakr, che serve fino a 100 cocktail l’ora sulla terrazza di The View, locale milanese super-chic con vista mozzafiato su piazza del Duomo.

Proprio quest’ultimo ho deciso di provare, assieme a due colleghi, all’ora dell’aperitivo di una fresca serata di fine luglio.

Dall’esperienza diretta ho provato a evidenziare alcuni punti di forza.

1) Design: il robot bar Makr Shakr è bello. Decine di bottiglie allineate precisamente sopra i due bracci meccanici che poi prepareranno e serviranno i cocktail con una certa meccanica grazia. “Funziona” su una spiaggia come nel centro di una metropoli.

2) Coinvolgimento: l’ordine avviene tramite app o tablet con decine di possibilità di scelta, dai classici come il Negroni a mix fai-da-te ideati dal cliente. Quest’ultimo si sente protagonista, potenzialmente anche prima di arrivare al locale (potendo scegliere sul proprio smartphone i cocktail).

3) Social experience: da subito i miei colleghi ed io abbiamo chiesto maggiori informazioni ai camerieri, fatto amicizia con il barman umano (di cui difficilmente si potrà fare a meno) e ci siamo scambiati i drink per giudicarne la qualità. Altri clienti hanno scattato foto condivise immediatamente sui social. Il robot bar catalizza le conversazioni.

4) Flessibilità: è possibile installare il robot bar quasi dappertutto. Matrimoni, feste, aeroporti e stazioni: ovunque lo stesso livello di servizio.

5) Dati: la forte presenza “digital”, dall’ordine al servizio, consente di raccogliere e analizzare migliaia di dati di preferenza della clientela utilissimi per offrire esperienza e prodotti migliori.

Ci sono indubbiamente aree di miglioramento: i nostri cocktail di Makr Shakr, ad esempio, erano di qualità inferiore a quella dei corrispondenti umani (eccellenti). Ci abitueremo senz’altro ad un mondo in cui i due elementi – robot e uomo – coesisteranno in modo produttivo, così come già succede oggi ad esempio da Spyce, un ristorante di Boston che promette “eccellenza nella cucina, migliorata dalla tecnologia”.

È ovvio, però, che sarà sempre impossibile immaginarsi un Humphrey Bogart – cinico e disincantato – sospirare al bancone di un bar robotico. Ma magari qualcosa di simile al robot interpretato da Michael Sheen in Passengers arriverà presto tra noi. 

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