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AATT ai tempi del coronavirus: Puglia, Calabria e Basilicata

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AATT ai tempi del coronavirus: Puglia, Calabria e Basilicata

Come avete affrontato nell’immediato l’emergenza coronavirus in Associazione con dipendenti e associati?
«Abbiamo dato priorità alla sicurezza del personale, adottando da subito provvedimenti per prevenire contatti nelle attività di front-office e, subito dopo, chiudendo al pubblico gli uffici, favorendo lo smart working, ma garantendo comunque e sempre l’assistenza da remoto agli associati».

Quindi, seppure a distanza, offrite i soliti servizi e rispondete al meglio alle inevitabili richieste di supporto dei manager che si trovano in situazioni sempre più difficili?
«Sì, sono garantiti i servizi di supporto nelle pratiche sanitarie e di consulenza sindacale, in pratica i servizi più richiesti dagli associati, che fino ad ora non ci hanno sottoposto a problematiche particolari legate all’emergenza coronavirus». 

Come vanno le cose a livello sanitario, ma soprattutto sociale nelle vostre città e regioni?
«C’è un’ottima risposta all’adozione delle misure di prevenzione, nonostante ad oggi il numero di contagi e di ricoveri sia tale da non creare particolari problemi. Ma nonostante questo, temiamo un incremento dei contagi nei prossimi giorni, con un picco per fine mese di marzo/inizio aprile, dovuto anche agli oltre 50mila rientri di residenti al Nord nelle tre regioni in cui opera la nostra Associazione. Temo che ciò potrà mandare in crisi soprattutto le strutture sanitarie calabresi e lucane». 

A livello economico, anche se è presto, come vede la situazione e che ritorni ha dai vostri associati?
«La situazione economica è fortemente critica nelle nostre regioni, già colpite da crisi di settore importanti (ex Ilva e Gdo). Purtroppo il rilancio turistico che stava portando lusinghieri risultati in Puglia e, più recentemente, in Basilicata (ricadute di Matera Capitale) rischia di essere affossato se l’emergenza non sarà superata prima del periodo estivo». 

Guardando al futuro, come pensa di affrontare, come Associazione la fase dopo l’emergenza?
«È davvero difficile fare programmi in questo momento. Credo che una prima attività sia quella di promuovere la discussione sui nostri canali (portale, social, communities, ecc.) per un confronto tra i nostri associati finalizzato a raccogliere le proposte di rilancio su cui articolare l’attività di Cida ai tavoli istituzionali competenti».

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