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Smart working: piace agli italiani, ma ci sono ancora timori

L'ultima indagine Randstad Workmonitor svela il sentiment dei lavoratori nel nostro paese sul lavoro agile
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Smart working: piace agli italiani, ma ci sono ancora timori

L’ultima indagine trimestrale sul mondo del lavoro Randstad Workmonitor, condotta in 33 paesi del mondo su un campione di 400 lavoratori di età compresa fra 18 e 65 anni, rivela come lo smart working goda di un’ottima popolarità nel nostro paese.

L’Italia è il paese con una delle percentuali più alte in Europa di lavoratori favorevoli al lavoro agile, superata solo da Portogallo, Francia e Svizzera.

Più di otto lavoratori italiani su dieci apprezzano lo smart working e lo ritengono uno strumento efficace per migliorare la produttività, la soddisfazione e garantire un buon equilibrio tra attività professionale e vita privata.

Il 62% dei dipendenti italiani afferma come la realtà in cui lavora offra tutti gli strumenti tecnologici per poter lavorare al di fuori dell’ufficio

Il 65% dichiara di avere la libertà di organizzare e definire le priorità del proprio lavoro.

A sorpresa, gli ultimi dati registrano timori proprio su quello che dovrebbe essere un punto di forza dello smart working, ovvero l’equilibrio tra lavoro e vita privata

Un dipendente su due ritiene che il lavoro agile possa avere ripercussioni sulla propria vita privata.

Si registra in particolare scetticismo tra le donne, le quali sembrano preferire il lavoro in ufficio più degli uomini e considerano lo smart working meno utile per il work-life balance.

Solo 4 lavoratori su 10 (il 41%, contro il 36% della media mondiale) utilizzano regolarmente strumenti per organizzare riunioni online e virtuali in video conferenza.

Il 70% dei lavoratori interessati al lavoro agile svolge mansioni che non prevedono questa possibilità e un’identica porzione di addetti continua a privilegiare le riunioni di ufficio rispetto agli strumenti virtuali per confrontarsi coi colleghi.

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