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Yayoi Kusama: il coraggio di seguire ciò che rende liberi

L'ICA di Boston celebra l'artista più popolare del mondo
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Yayoi Kusama: il coraggio di seguire ciò che rende liberi

È l’artista vivente più popolare al mondo: 5 milioni di visitatori delle sue mostre in 5 anni, gallerie costrette a limitare la permanenza di ogni spettatore in mezzo alle sue opere a soli 45 secondi per consentire il defluire delle code chilometriche, e un record di prevendita, 90.000 biglietti in un solo pomeriggio, stabilito dal Broad Museum di Los Angeles.

A muovere questo complesso meccanismo è un’artista giapponese, 90 anni compiuti da poco, che non rilascia mai interviste dirette e risponde al nome di Yayoi Kusama.

Che arte e follia procedano di pari passo è cosa nota, ma riuscire a rendere arte le proprie allucinazioni è sublime. Pochissimi ci sono riusciti, e una è proprio lei, Kusama, che da ben 42 anni vive (volontariamente!) nell’ospedale psichiatrico di Tokyo, da cui esce ogni giorno per raggiungere il suo atelier sul lato opposto della strada, dove realizza opere che oggi si vendono a milioni di dollari.

Nata nel 1929 da una famiglia benestante e conservatrice, ha un’infanzia particolarmente difficile, un padre fedifrago e una madre che la manda a spiarlo, riversando su di lei la propria rabbia. La stessa madre che qualche anno più tardi le strapperà di mano i pennelli per impedirle di distrarsi dall’unica attività concessa a una signorina di buona famiglia giapponese, ovvero la ricerca di un buon marito. Nasce probabilmente così la sua proverbiale foga nel voler concludere le opere e la velocità di esecuzione nonostante la complessità geometrica.

A 27 anni lascia il Giappone per New York con pochi spiccioli cuciti nella fodera del vestito e affronta la povertà e la difficoltà di vivere in un paese che ostenta libertà, ma è ancora profondamente sessista.

Tra mille lavori saltuari disegna ossessivamente fiorellini, onde e pois, e combatte per cambiare il mondo, come quando disegna corpi nudi sui gradini della statua della Libertà per protesta contro la guerra del Vietnam o mette in scena il primo matrimonio gay.

Ma la vera energia che muove tutto il suo lavoro, che siano zucche o altri soggetti, è l’infinito, la consapevolezza di quanto sia piccolo l’uomo di fronte agli infiniti spazi: i suoi pois gialli, rossi o neri non rappresentano altro se non le stelle del firmamento.

È la prima artista a creare nuovi spazi artistici in cui far muovere lo spettatore attraverso l’uso di specchi; così come è la prima a mettere in vendita alla Biennale del ‘66 per pochi spiccioli piccole sfere riflettenti al grido di “Compra il tuo ego”... lo stesso ego che oggi spinge milioni di appassionati a scattare un selfie tra le sue opere, rendendola l’artista più “instagrammabile” di sempre.

Dove

Love is calling, ICA Boston, fino al 7 febbraio 2020.

Curiosità

L’inizio ufficiale della sua carriera si deve all’artista americana Georgia O’Keeffe. Kusama vide il suo celebre Iris e ne rimase colpita al punto da scrivere all’autrice, la quale rispose all’ammiratrice invitandola a seguire i suoi sogni e a fare della pittura una ragione di vita. 

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