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Open space: è la fine di un mito?

Negli Stati Uniti - e non solo - l’idea dell'ufficio aperto si sta sgretolando
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Open space: è la fine di un mito?

La discussione sulla natura e sul futuro degli open space è riaffiorata con forza durante la pandemia legata al coronavirus, in particolare negli Stati Uniti, dove questi uffici sono nati. Ce ne parla Dan Schawbel in questo post.

Un recente studio svela che la metà degli americani ritiene che gli open space porteranno a un aumento delle infezioni da covid-19 e oltre il 40% pensa che il loro open space sarà un vero e proprio “focolaio” di infezione.

I ricercatori di Harvard Ethan Bernstein e Stephen Turban hanno rilevato che i dipendenti di un open space hanno trascorso il 73% in meno di tempo nelle interazioni faccia a faccia, il che sembra un controsenso, ma dimostra in sostanza che il desiderio di privacy da parte di chi lavora in un ufficio aperto è molto forte.

Un altro studio ha messo in luce che il 60% della forza lavoro afferma che gli open space dovrebbero essere aboliti tout court perché rumorosi e dannosi per la concentrazione e il benessere dei lavoratori.

Gli open space risalgono agli inizi degli anni 40, quando gli studi di architettura più quotati convinsero le aziende che questi nuovi uffici avrebbero promosso la comunità, l’inclusione e la connessione sul posto di lavoro.

Google ha reso gli uffici aperti il nuovo standard quando nel 2005 ingaggiò il famoso architetto Clive Wilkinson per creare open space presso la sede di Mountain View, in California. All’epoca, Google era considerata la società più innovativa al mondo, pertanto i loro uffici erano visti come il non plus ultra per un ambiente di lavoro moderno e innovativo.

L’80% delle aziende americane hanno optato fino ad oggi per open space senza o con minime divisioni tra le scrivanie. Paradossalmente, rendendosi conto che gli uffici aperti generavano distrazione, il trend è stato poi quello di creare angoli per telefonare in tutta tranquillità, sale per riunioni, ambienti per la meditazione e così via. La domanda spontanea potrebbe essere: se gli open space sono così efficaci, perché ci sarebbe la necessità di disporre di spazi ausiliari per avere privacy nell’ambiente di lavoro?

Nonostante questi dati, le più grandi aziende americane continuano ad adottare questo modello di ufficio. L’anno scorso Walmart, il principale datore di lavoro americano con oltre 1,5 milioni di dipendenti, ha annunciato che la sua nuova sede sarà completamente "aperta" per i suoi 14.000 collaboratori.

L’emergenza sanitaria legata al coronavirus farà definitivamente ripensare questo modello di ufficio?

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