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Generazione Erasmus: non ci fermiamo

Da una giovane l'incitamento a intraprendere esperienze di studio e di formazione all'estero
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Generazione Erasmus: non ci fermiamo

Avere la possibilità di studiare all’estero è una grandissima opportunità per noi giovani, non solo per imparare le lingue, ma soprattutto per acquisire maggiore consapevolezza delle proprie qualità. E dobbiamo farlo nonostante quello che succede, tant’è che mi trovavo a Parigi per studio proprio durante gli attentati.

Trascorrere un periodo all’estero costringe a crescere più velocemente di quanto si farebbe restando “a casa” ed essere stranieri in terra straniera ci aiuta a uscire dagli schemi fissi e diventare indipendenti. Se questo può apparire banale in realtà non è cosi: essere immersi in un nuovo contesto culturale fa paura in un primo momento, ma è anche eccitante ed è l’occasione per scoprire nuovi punti di forza e abilità, conquistare nuove sfide e risolvere qualsiasi problema. Si raggiunge un’autonomia svincolata dall’ambito familiare, s’impara a gestire il proprio tempo e i propri soldi e a risolvere qualsiasi piccolo imprevisto quotidiano senza l’intervento abituale di mamma o papà. Oltre ai crediti formativi e all’acquisizione di competenze internazionali, queste esperienze sono un lasciapassare verso il mondo del lavoro, perché consentono di valorizzare il nostro titolo di studio e il nostro percorso formativo. Non è un caso se una recente statistica condotta dalla Commissione Europea sui giovani Erasmus dimostra che questi hanno maggiori capacità di problem solving, sono più curiosi, i più occupati a lungo periodo e sviluppano maggiori capacità di adattamento rispetto a giovani che non hanno mai fatto un’esperienza di formazione all’estero.

Certo, lasciando temporaneamente l’Italia si è esposti a maggiori rischi, ma ciò che è accaduto al Bataclan di Parigi o la tragedia del bus in Catalogna non possono essere un motivo valido per frenare un’esperienza all’estero o per rinunciare a un obiettivo importante come quello di uno scambio interculturale. Questi sono stati eventi accidentali che potrebbero capitare anche in Italia e se crediamo nel “fatalismo” si può anche affermare che il destino di ogni individuo è già predeterminato, a prescindere dalla location in cui si trova. Voglio dire che anche se la notizia del bus mi ha sconvolto, perché mi sono immedesimata sia nelle ragazze Erasmus che hanno subito la disgrazia sia nella disperazione dei loro familiari, neanche per un minuto ho messo in discussione le mie scelte passate. La “paura del nulla” non fa parte del mio modo di pensare e anche se la realtà che osserviamo è infinitamente complessa e imprevedibile, crearsi delle barriere senza una reale minaccia lo trovo estremamente sbagliato. Ormai non si sceglie più l’università più vicina a casa, ma la migliore, né la laurea più facile ma la più utile. E per compiere questa scelta si valutano i costi e i benefici: tra gli ostacoli ci sono i costi rilevanti, il timore di lasciare la famiglia e la difficoltà della lingua. Ma non comprenderei certo gli “eventi accidentali”, proprio perché non sono prevedibili e dunque ininfluenti.

Mi sento dunque di suggerire a tutti i giovani un’esperienza di studio di almeno un semestre all’estero: in questo scenario di crisi e di disoccupazione giovanile la sola possibilità di trovare un lavoro è acquisire nuove qualità e competenze. Conoscere l’inglese e le lingue è fondamentale nel mondo del business. Avere la capacità di relazionarsi efficacemente con gli altri e di imparare a conoscere la nostra capacità di leadership è utile perché arricchisce il nostro curriculum anche di quelle soft skill che la scuola non ci insegna! Imparare a reggersi con le proprie gambe ci aiuta ad affrontare gli ostacoli più inaspettati.

Se ne hai la possibilità, studia all’estero. Allargherai i tuoi orizzonti e imparerai ad affrontare la vita con successo. Io ho 24 anni e frequento il quinto anno della facoltà di Economia presso l’Università Liuc di Castellanza. Sono di recente rientrata in Italia dopo aver trascorso un periodo di 6 mesi a Parigi presso la IESEG School of Management, una delle migliori business school europee per concludere il mio percorso di studi che mi porterà, entro l’estate di quest’anno, a conseguire un “Double degree”, cioè una doppia laurea in Economia aziendale con specializzazione in marketing. A giugno è prevista la laurea parigina, a luglio quella in Italia. Già durante la “triennale” di Economia avevo partecipato al programma Erasmus: per 6 mesi ho frequentato l’Università di Turku, in Finlandia con un’esperienza indimenticabile e profittevole. Prima ancora, appena maggiorenne ho trascorso due intere estati studiando inglese a San Diego.



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