Il disegno di legge di conversione, con modificazioni, del Decreto Fiscale (D.L. n. 38/2026) prevede un emendamento alla disciplina introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 relativa ai pagamenti dovuti dalla Pubblica Amministrazione ai professionisti per l’attività svolta.
Il testo, approvato dal Senato (A.S. 1852), alla data in cui si redige il presente articolo del focus è in corso di esame alla Camera dei Deputati, come indicato nel comunicato pubblicato sul relativo portale istituzionale, a questo link.
Ricordiamo che l’attuale normativa, che dovrà essere applicata dal 15 giugno 2026, stabilisce che la PA, prima di corrispondere al professionista le somme dovute per l’attività svolta, deve verificare se questi non ha saldato cartelle di pagamento che gli sono state notificate. Le disposizioni si applicano a prescindere dall’ammontare del debito scaduto e non pagato e dell’importo del compenso (ne abbiamo trattato in questo articolo) e sono state oggetto di diverse proteste, sollevando anche dubbi di legittimità costituzionale (ne abbiamo parlato qui).
La norma introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 è stata contestata sin dall’originaria formulazione anche da Manageritalia Executive Professional.
L’emendamento previsto dalla conversione in legge del Decreto Fiscale introduce una soglia all’importo del debito, prevedendo che l’inadempimento del professionista debba riguardare l’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento per un ammontare complessivo pari ad almeno 5mila euro.
Rispetto all’attuale formulazione, pertanto, la modifica introdurrebbe una soglia relativa al debito, ma non all’entità del compenso spettante al professionista (altro aspetto controverso).