Prioritalia 2012: Report giornate

Domenica 5 Agosto 2012
Vedi la clip delle giornate 2 agosto

Sabato 4 Agosto 2012
Cronaca di una ricca giornata
Che giornata oggi. Quanti stimoli, quante parole. Abbiamo chiuso il giro: dal contesto generale, giovedì, oggi e ieri siamo entrati nel particolare.
Michele Carugi. Bisogna partecipare in maniera più attiva. La classe manageriale finora si è astenuta ma ha le caratteristiche culturali e professionali per scendere in campo. I manager devono mettere a supporto della politica le loro capacità.
Dario Di Vico ha lanciato una serie di provocazioni che accogliamo volentieri. Innanzitutto, parlando di concertazione non è paragonabile a quella degli anni 90. Di Vico ha anche detto che diamo troppa enfasi al cambiamento politico. Su questo non sono d’accordo. Siamo qui per fare l’inverso. 
Massimo Mascini ha affermato che secondo lui PRIORITALIA è la dimostrazione che dentro la società civile ci sono pulsioni forti in grado di dare una sferzata alla politica. E’ proprio questo mix sano tra società civile e politica che mi piace sottolineare.
Giangi Milesi. Oggi il settore della cooperazione è forse meno efficiente ma più efficace e responsabilizzante. È importante la partecipazione degli individui, più considerazione del merito e responsabilità, semplici misure di partecipazione vanno colte e diffuse. È questo uno dei messaggi di PRIORITALIA.
Vittorio Emanuele Parsi. L’iniziativa di Prioritalia non ha come scopo la rivendicazione. La politica è il futuro. Oggi invece non si discute più della proposta per il futuro. Parsi ha anche usato questa espressione, c'è una Mc Donald’s delle idee (si è esaurito il dibattito pubblico italiano perché non si discute della proposta politica, ci si dà addosso in maniera sterile). In Italia del resto non c’è troppa politica ma troppi partiti e politici. Attivarsi vuol dire decidere e prendere resposabilità.
Davide Rubini ha portato l’entusiasmo dei giovani talentuosi. Degli italiani che anche dall’estero vogliono cambiare il nostro paese secondo la logica della meritocrazia e dell’onestà. Portando valori che sono apertura, responsabilità, trasparenza ed equilibrio. Bravo Rubini, ti seguiremo.
Nel pomeriggio la conduzione di Andrea Pancani si è rivelata brillante e coinvolgente, anche grazie agli ospiti della tavola rotonda. In un’era caratterizzata dall’avidità, come ben ha detto Pancani, la dirigenza al servizio del Paese è espressione di un impegno sociale assolutamente controcorrente.
Imma Battaglia è un esempio concreto della managerialità applicata al mondo dell’impegno civile. Senza la responsabilità e l’etica, ha detto giustamente, non si può contribuire al cambiamento. E ancora, dice Battaglia, fare politica non significa guadagnare con la politica: lei stessa ha ricordato che si è vista sfumare opportunità professionali perché associata a un impegno che però era di tipo volontaristico.
Marcello Bruni ha parlato di internazionalizzazione e multiculturalismo: occorre responsabilizzare i manager in ambito internazionale, aiutarli ad operare in realtà differenti da quella nel loro paese. Molto bello il suo esempio personale: è tornato in Italia per educare i figli a un’impronta culturale italiana.
Marina Salamon, altro grande modello di manager e imprenditrice che ha puntato l’accento sulla meritocrazia, stigmatizzando il nepotismo. I manager possono e devono essere al servizio della cosa pubblica perché sanno essere concreti e far funzionare le cose. La classe imprenditoriale, spiega Salamon, deve smetterla di sottovalutare manager. “Sogno un mondo in cui manager e imprenditori si mettano al servizio della cosa pubblica”.
Per Carlo Stagnaro un sindaco deve prendersi le responsabilità delle decisioni, sceglie ed è scelto, un parlamentare nulla di tutto ciò. Questa è la dimostrazione che sul territorio la partita si gioca tutta sul territorio.
Per citare Luca Fenati, “Siamo qui perché sentiamo un senso di responsabilità – dice – perché nel nostro lavoro siamo costretti a puntare all’eccellenza e nel mondo manageriale constatiamo che c’è una grande quantità di competenze che non vengono utilizzate quando si tratta di gestire la cosa pubblica.
Per concludere, anche noi crediamo, come ha detto Tito Boeri che la classe manageriale può aiutare il paese a fare quel salto di qualità di cui necessita, anche nella pubblica amministrazione.

Una nuova giornata all'insegna del successo, ma anche una grande responsabilità. Ora dobbiamo passare ai fatti, dare continuità alle parole. Un compito che domani con Antonio Polito proveremo a svolgere con lui e con quelli tra voi che, ostinati, ci seguiranno!!

Venerdì 3 Agosto 2012
Spunti emersi dalla giornata
Mentre il 2 agosto abbiamo discusso in generale nella giornata del 3 siamo entrati nel particolare, abbiamo affrontato due dei quattro temi importanti che volevamo fossero condivisi. La buona politica e il buon politico. Il contesto e l’uomo. È stato bello confrontarsi con persone che hanno portato esperienze e punti di vista diversi.
Commento del metodo. Interventi caratterizzati dalla concretezza. Facevano tutti delle proposte. Possiamo dire che c’è una differenza tra gli inteventi anche abbiamo sentito prima, da comizio, mentre i nostri erano concreti, pratici. Dobbiamo fare una commistione tra i due modi. Le due cose hanno dato gli stimoli giusti per i gruppi di lavoro. In un’ora si è riusciti a tirare fuori 43 proposte, in 5 filoni. 93 proposte nel numero finale, un grande risultato.
Stefano Cordero di Montezemolo (presidenter Aimba). Ha espresso un concetto chiave: la trasposizione dell’approccio manageriale nella politica. Guardare la politica con uno sguardo da manager e quindi lavorare per obiettivi, con una strategia chiara e definita. Ha basato il suo discorso sulla meritocrazia ed è stato ripreso da Giovanni Savini (vicepresidente Agdp-Ass.Classi dirigenti PA) C’è un grande potenziale inespresso nella pubblica amministrazione. Potenziale inespresso a cui non viene data la possibilità di manifestarsi.
Alessandro Rosina (doc. Univ. Cattolica, presidente iTalents). La cattiva politica guarda al mantenimento del potere e non ha visione del futuro. Per mantenere il potere è condizionabile da interessi di parte. Intende convincere attraverso le promesse e non con i risultati. La politica deve essere un’attività a tempo. Occorrono un ricambio generazionale, nuove risposte, nuove visioni, partecipazione dal basso. Serve una cultura della valutazione della politica, capire se è buona (se raggiunge dei risultati) o cattiva (se vengono fatte solo promesse). Il contributo della dirigenza può produrre riflessioni utili. I manager devono contaminare la politica. 
Lino Busà (presidente naz. SOS Impresa). Ha affrontato in modo coinvolgente il tema della legalità, sottolineando bene che l’economia criminale è difficilmente distinguibile da quella legale. La legalità dovrebbe essere un punto prioritario dell’agenda politica. Oggi è relegato invece agli ultimi posti della funzione pubblica.
Enrico Giovannini (presidente Istat). Non è un caso che parole come accountability e governance siano intraducibili nel parlare e nella prassi della politica. La buona politica serve per superare gli ostacoli e uscire dalla crisi. La conoscenza è la priorità numero uno del paese, è faticoso assumersi la responsabilità di cambiare. 
Nel pomeriggio gli interventi sono stati molto apprezzati, come quello di Alberto Brambilla (esperto di politiche di welfare), tra i più vicini al nostro pensiero. Ha fatto esempi di pancia. Il buon politico deve avere conoscenza della legalizzazione complessa. Anche lui ha detto no al politico di mestiere. 
Nicola Zingaretti (presidente Provincia di Roma). Non pensare solo ai diritti ma anche ai doveri. Occorre credere in qualcosa, ricoinvolgere e poi bisogna decidere.
Vedi la clip sulla seconda giornata


Giovedì 2 Agosto 2012

#PRIORITALIA: BUONA POLITICA UNICO SCUDO ANTI SPREAD
Oltre 1.000 manager a #PRIORITALIA, la kermesse di quattro giorni organizzata da Federmanager e Manageritalia che ha aperto il 2 agosto a Roma.
L'apertura dei lavori, in diretta streaming, si è incentrata sui principi della buona politica. Sono intervenuti, tra gli altri, Oscar Giannino, Giorgio Gori e Alessandro Cattaneo

<<Dialoghiamo con tutti, non ci facciamo condizionare da nessuno e lavoriamo per aiutare la politica a ritornare buona e capace di darci un futuro migliore. Lo facciamo con manager e alte professionalità e insieme a chi vorrà collaborare con noi, perché i manager non possono più solo fare bene il loro lavoro in azienda, ma vogliono prendersi la responsabilità e l’impegno di mettere le loro competenze e qualità al servizio del Paese>. Così Guido Carella – presidente di Manageritalia, una delle due organizzazioni della dirigenza italiana che, unitamente a Federmanager, aprono oggi a Roma #PRIORITALIA (2 al 5 agosto presso Hotel Meliá Roma Aurelia Antica). 

I lavori sono partiti dai principi della buona politica, delineati nei mesi scorsi dal lavoro di gruppo di tanti manager. Dall’analisi ad ampio spettro effettuata su diversi tipi di media sono emersi, come sintesi delle proposte e richieste della società civile, nove principi trasversali indispensabili per sviluppare una buona politica: informazione, legalità, trasparenza, inclusione, innovazione sociale, competenza, attuazione (cultura del fare rapidamente), collaborazione (pubblico/privato) e visione, questi i principi individuati sui quali nei prossimi giorni si definiranno le priorità e le modalità per concretizzarli in progetti e azioni.

Principi portanti declinati e contestualizzati. Si tratta, nel caso dell’informazione, di informare l’opinione pubblica e gli stakeholder in modo chiaro, preciso e aperto, senza slogan e a generalizzazioni di comodo. Legalità: rispettare la legge e soprattutto contrastare il malaffare nello staff e tra i sostenitori e evitare un silenzio assenso, oggi non più tollerabile, verso la criminalità organizzata che le ha permesso di proliferare. Trasparenza: fare delle scelte progettuali assumendosi chiaramente la responsabilità degli effetti sulla comunità e indicando apertamente eventuali conflitti di interessi. Competenza: dirigenza, comunità della conoscenza e decisore pubblico devono parlare la stessa lingua, quella del merito, stabilire basi comuni per comprendersi, riconoscere e condividere esperienze e best practice. Attuazione: decidere, programmare e realizzare in tempi rapidi, con procedure e sistemi decisionali agili. Occorre una cultura della responsività diffusa. Visione: condividere il futuro desiderato e su questo concentrare le energie, assumendosi responsabilmente l’onere di portarlo avanti nel rispetto del sistema di valori comuni.

<<Fatta l’analisi delle esigenze palesi e latenti dei cittadini e del Paese verso la politica – dice Giorgio Ambrogioni, presidente Federmanager  – adesso, come è da sempre nel ruolo dei manager, passeremo a definire come far succedere le cose. Individuare priorità e modalità di realizzazione, questo è l’impegno che ci prendiamo con e per il Paese. E lo facciamo coinvolgendo tanti manager, che per dare il loro contributo si prendono giorni di ferie. È un impegno per il Paese, per tornare a una buona politica, indispensabile per costruire insieme agli italiani il futuro. L’unico vero scudo contro lo spread e trampolino per una vera crescita economica e sociale>>.

<<Insomma – chiude Carella – è ora che tutti gli attori sociali responsabili si attivino per mettere competenze e progetti al servizio del Paese, ne va della nostra credibilità e rilancio. Non possiamo più delegare la buona politica alla sola politica e alle istituzioni, sarebbe una grave irresponsabilità in un momento come questo>>.

Esigenze e proposte della società civile nell’ultimo biennio: i nove principi della buona politica
Vedi la clip sulla prima giornata






La lista da mostrare o nascondere